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Mediobanca chiude un trimestre record, Nagel frena sul voto plurimo in Generali

Trimestre record per Mediobanca: a sinistra, l'ad Alberto Nagel.
Trimestre record per Mediobanca: a sinistra, l’ad Alberto Nagel.

Mediobanca chiude il miglior trimestre degli ultimi cinque anni, con utili migliori del consensus sia nel terzo quartile che nei primi nove mesi dell’esercizio. E l’amministratore delegato Alberto Nagel frena sulla possibile introduzione del voto plurimo nello statuto delle Generali, la principale partecipata di piazzetta Cuccia, dopo che gli azionisti De Agostini e Caltagirone si sono apertamente schierati a favore e che il presidente Gabriele Galateri ha dichiarato che il tema andrà discusso in consiglio.

Sulla materia, avverte l’ad della merchant bank, bisognerà confrontarsi con gli investitori istituzionali (Blackrock, al più grande società di gestione del mondo, è il terzo azionista del Leone con il 2,6%), che in genere sono contrari a modificare le regole del gioco in corsa, come succederebbe alterando la struttura del capitale votante di una società già quotata in Borsa.

Conti record nel trimestre – L’istituto di piazzetta Cuccia ha chiuso i primi nove mesi dell’esercizio 2014-15 con un utile netto di 466 mln di euro, in crescita del 18% rispetto al corrispondente periodo del 2013 e nettamente superiore al consensus (401 mln). Il terzo trimestre si fregia del miglior utile netto degli ultimi cinque anni, a 205 mln di euro, in crescita rispetto a 90,6 mln al 31 marzo 2014 e superiore al consensus, attestato a 140 mln. A spingere i risultati della banca d’affari è una sostenuta ripresa delle attività bancarie, insieme allo smobilizzo di possessi azionari. I ricavi nei nove mesi salgono a 1.516 mln (+1,9,5%), con un andamento positivo della maggior parte delle componenti: il margine di interesse sale a 839,9 mln (+3,8%), i proventi da negoziazione passano a 181,4 mln da 9,5 mln, le commissioni e altri proventi passano a 361 mln (+31,3%), mentre cala il contributo di Assicurazioni Generali (da 174 mln a 134 mln) a causa delle svalutazioni che hanno impattato sui risultati 2014 della compagnia, che la banca recepisce nel trimestre successivo.

Sale il Roe – Migliora il rapporto tra costi e ricavi, al 40% dal 44%, pur con costi in crescita del 7% a 604 mln, derivanti dal potenziamento dell’operatività del gruppo in Italia e all’estero. Calano le rettifiche su crediti (a 410 mln da 460 mln, -10,9% ). Il risultato lordo sale così a 606 mln (+38,6%). La gestione del portafoglio azionario ha comportato plusvalenze per 117,5 mln, derivanti da realizzi effettuati principalmente nel terzo trimestre, a fronte di 13,1 mln di svalutazioni. Il rendimento dei mezzi propri (Roe, return on equity) è dell’8%.

Migliorano i ratios patrimoniali – Passando ai dati patrimoniali, gli impieghi salgono del 5,7%. La raccolta scende da 45,8 a 42,8 mld, per effetto dei rimborsi e delle scadenze della raccolta cartolare e della minore raccolta retail di CheBanca! (da 11,5 a 10,1 mld). Il rimborso del prestito Ltro della Bce (5,5 mld) è stato bilanciato dalla TLtro (5,1 mld). Migliorano ancora i ratios patrimoniali: il Common Equity Tier 1 ratio phased in è dell’11,6% (era dell’11,08% a giugno 2014).

CheBanca! a break even operativo – Tra le divisioni, bene il Wholesale Banking (utile di 157 mln da perdita di 21 mln); cala l’utile del Private Banking (a 27,1 mln da 38,7 mln); il Credito al consumo chiude con 61,7 mln di utile, da 75,8 mln. Nel Retail Banking CheBanca! ha raggiunto il pareggio a livello operativo nell’ultimo trimestre. Il Principal Investing ha chiuso i nove mesi con 233,2 mln di utile, in calo da 340 mln. Nel trimestre il calo della redditività di Generali è stato rimborsato dall’utile sul rimborso del prestito Telco (78 mln), precedentemente svalutato e dalle plusvalenze sulla cessione di azioni quotate.

Prudenza sulle cedole – Quanto al dividendo, Nagel ha spiegato che l’istituto ha “una politica di payout del 40% e non cambiamo la guidance, ma è un tema molto importante per il nuovo regolatore”, cioè la Bce, “e dobbiamo essere prudenti”, malgrado Mediobanca abbia chiuso il miglior trimestre degli ultimi cinque anni. Per il resto, ha previsto, “ci aspettiamo un ultimo quarto” dell’esercizio “buono. E’ un periodo che in genere coincide con l’esecuzione di operazioni di capital market. Sicuramente avremo un buon completamento dell’anno, ma dipenderà dalla volatilità dei mercati”.

Promossa la gestione Generali – Passando alla principale partecipata, le Generali, Nagel ha ricordato di aver convinto tre anni fa, insieme ad altri,”Mario Greco a unirsi a noi nel consiglio e a ricoprire la posizione di Ceo. I risultati di Generali sono positivi, ma quello che è più positivo non sono i risultati trimestrali o annuali, ma la visione strategica di lungo termine di Generali”. Visione a lungo “che è esattamente quello che avevo in testa – sottolinea – quando insieme ad altri consiglieri abbiamo convinto Mario a raggiungerci: focalizzazione sul business assicurativo, disciplina sull’uso del capitale, evoluzione di Generali in un gruppo più integrato a livello di practice Vita, danni e risparmio gestito”. Nagel, quindi, è “sicuramente molto soddisfatto” della gestione della compagnia assicurativa e nutre “buone aspettative sul nuovo piano” che il Leone presenterà il 27 maggio a Londra.

Piedi di piombo sul voto maggiorato – L’ad ha ammonito che l’eventuale introduzione del voto plurimo nello statuto della compagnia è “un argomento interessante e delicato, che va analizzato in dettaglio e va condiviso con i principali investitori istituzionali, per capire se c’è l’allineamento di tutti su uno strumento che sicuramente allinea nel lungo termine azionisti e management, ma che in alcune situazioni è stato maggiormente capito ed assecondato e in altre meno. Quindi è qualcosa da approfondire, ma con un metodo e un’analisi che coinvolga i principali investitori istituzionali”.

Cessione 3% Generali nel primo semestre 2016 – Mediobanca inizierà a trattare della cessione o dello swap del 3% delle Generali “negli ultimi due trimestri del prossimo anno” fiscale, cioè da gennaio a giugno del 2016 (l’anno fiscale della banca finisce a giugno, ndr), ha confermato Nagel. “Siamo positivi sul nuovo piano e ci aspettiamo che i trend positivi vengano confermati, in termini di miglioramento del ritorno sul capitale”, tra l’altro, ha detto. “Idealmente, mi piacerebbe beneficiare del rerating del titolo” Generali che probabilmente seguirà il piano industriale che la compagnia presenterà a Londra.

Telecom, bene arrivo Vivendi – Quanto a Telecom Italia, per Nagel il prossimo ingresso di Vivendi, società con un “bilancio robusto” e “guidata da un imprenditore”, il bretone Vincent Bolloré, “che ha dimostrato con i risultati di generare valore per tutti gli azionisti”, nel capitale di Telecom Italia consentirà alla compagnia di avere una strategia di lungo termine “più costante e più accompagnata da un azionista stabile”.

Rcs, Fontana promosso – Per l’altra partecipata in predicato di dismissione, Rcs, il completamento dell’uscita di Mediobanca dal capitale “dipende esclusivamente dai valori di Borsa”. Quindi, “al di sotto di un certo livello non abbiamo premura a vendere registrando una minusvalenza, mentre al di sopra completeremo la nostra dismissione”. Nagel, tuttavia, è soddisfatto della soluzione trovata per il consiglio di amministrazione della società editoriale e della nomina a direttore del Corriere della Sera di Luciano Fontana: “Trovo molto positive sia la nomina del consiglio, sia anche gli atti successivi, come la nomina di un professionista di grande qualità come il direttore”, chiosa.

Piazza Affari festeggia i risultati – Il titolo in Borsa ha reagito molto bene al trimestre record: intorno a metà giornata Mediobanca guadagna il 3,02%, medaglia d’argento del Ftse Mib, che sale dello 0,7%, sovraperformando ampiamente l’indice settoriale Ftse Italia All Share Banks (+0,15%).

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